Amarezza e delusione!

22.07.2020

A causa della crisi del Covid-19 è passata quasi inosservata alla fine di maggio l’adozione da parte del Consiglio federale del nuovo pacchetto di ordinanze sulle derrate alimentari «Stretto 3» con entrata in vigore dal 1⁰ luglio 2020.

Dopo che l’UPSC si era impegnata l’anno scorso in una presa di posizione articolata sul pacchetto di ordinanze che comprende in tutto circa 570 pagine, abbiamo dovuto constatare con amarezza e delusione, come accade anche ad altri ambiti dell’economia alimentare, che ad eccezione di pochi accenni positivi, la maggior parte delle richieste non sono state recepite dalle autorità federali competenti. Dopo l’impegno profuso dall’intero settore dell’alimentazione e nella fattispecie anche dal settore della carne durante il recente periodo del coronavirus per garantire l’approvvigionamento del nostro Paese, motivo per cui era stata riconosciuta anche la sua rilevanza sistemica, a maggior ragione sorprende ora che proprio la medesima Confederazione intenda ignorare in tal modo questo settore con la nuova legislazione sulle derrate alimentari! Implementare entro i termini previsti dalla legge questa nuova valanga di disposizioni e prescrizioni metterà a dura prova diverse aziende nonostante tutta la buona volontà delle medesime, nella fattispecie le PMI più piccole, che dovranno persino temere per la propria sopravvivenza. A maggior ragione se si pensa a tutte le altre sfide che comporta il contesto economico attuale per queste aziende. Inoltre, la creazione di simili condizioni quadro
non farà altro che incrementare gli ostacoli per le potenziali soluzioni nelle successioni. Sembra tuttavia che queste conseguenze e dati di fatto non importino affatto alle autorità competenti dell’amministrazione federale! Ciò è incomprensibile, anzi frustrante, tanto più che dal canto nostro come UPSC abbiamo sempre comunicato esplicitamente alle autorità competenti le nostre preoccupazioni mediante prese di posizione determinate, ma anche tramite il contatto diretto (riunioni annuali con l’UFAG e gli esecutivi cantonali). In un contesto del genere è legittimo da parte nostra chiederci seriamente se abbia ancora un senso dedicare tanto impegno e tempo per prendere posizione in merito a tutte le consultazioni proposte dalle autorità oppure se non sia più conveniente investire tempo e lavoro nelle attività (parlamentari) con conseguenze dirette. I segni che giungono negli ultimi tempi sembrano indicare sempre più chiaramente in questa dire­zione!

Ivo Bischofberger, presidente
Ruedi Hadorn, direttore